Il circolo della stanza accanto

«Si comincia con uno spazio bianco. Non dev'essere necessariamente carta o tela, ma secondo me dev'essere bianco. Noi diciamo bianco perché abbiamo bisogno di una parola, ma la definizone giusta è «niente». Il nero è l'assenza della luce, ma il bianco è l'assenza della memoria, il colore del non ricordo. Come ricordiamo di ricordare? È una domanda che mi sono posto spesso dopo Duma Key, spesso nelle ore piccole della notte, perdendo lo sguardo nell'assenza della luce, ricordando amici assenti. Certe volte in quelle ore piccole penso all'orizzonte. Bisogna stabilire l'orizzonte. Bisogna segnare il bianco. Un atto abbastanza semplice, direte, ma ogni atto che rifà il mondo è eroico. O così sono giunto a concludere.» Stephen King

Dicembre 2015

IL DIO DELL’INVERNO E’ ARRIVATO

“Questo momento non Le sembra perfetto? Sì, ma uno sa che passa così veloce… Guardi, già adesso la nebbia sta cominciando a tornare… Ogni cosa cambia continuamente, e tutte sempre in movimento… Così non stupisce che io soffra di nausea” (Woody Allen, scrittore e regista statunitense, dal film “Ombre e Nebbia”)

Cari soci ed amici, il freddo pungente e l’umidità di questo periodo fanno sembrare solo un pallido ricordo l’afa estiva “violenta” di qualche mese fa. Eppure, il ciclo delle stagioni, per quanto stravolto ormai da anni rispetto al suo naturale corso, ci dà parecchi spunti per poter apprezzare appieno il nostro territorio. Anche con un Novembre anomalo come quello appena passato con temperature primaverili, al mattino ed alla sera abbiamo ritrovato i colori ed i tratti tipici locali dell’atmosfera autunnale. Ed ora che siamo in Dicembre ritroviamo, persistente, un tratto particolarmente distintivo per le nostre amate terre: la nebbia. Quante volte ci lamentiamo, soprattutto se la affrontiamo quando ci dobbiamo muovere in auto ma, altrettanto, quante volte apprezziamo l’atmosfera candida ed ovattata che la nebbia dona al paesaggio in riva al grande fiume o per le vie del centro? La nebbia arriva e se ne va, mutando continuamente il paesaggio ma, contrariamente a quanto afferma l’arzillo neo ottantenne Woody Allen nella simpatica citazione proposta sopra, noi della bassa di solito non soffriamo particolarmente perché la nebbia, quando arriva, ci permette in realtà di rallentare il ritmo. La nebbia crea tanti disagi ma regala anche magiche sensazioni a chi la attraversa sul listone, quando dal nulla, sotto sera, affiora la sagoma inizialmente indistinta del palazzo comunale, quasi a ergersi come silenzioso guardiano della città e dei suoi abitanti. Se lo superiamo, mentre nuovamente scompare alle nostre spalle, arriviamo sull’argine maestro. La sensazione è quella di camminare su una passerella sospesa nel nulla, la nebbia attutisce i rumori che giungono solo in lontananza. Da un lato si intravedono vagamente le sagome delle case, dall’altro si sente appena lo sciabordio dell’acqua di fiume che scorre, anch’essa rallentata dal “muro” bianco che la sovrasta. Se proseguiamo ed arriviamo al lido poi, come in una fotografia artistica, troviamo le piante, silenziose sentinelle della pace che si diffonde nello scenario. La nebbia fitta nasconde le cose belle ma anche quelle brutte, uniformando il paesaggio in un unico spazio omogeneo, quasi come un quadro ideale che deve ancora essere dipinto. Quando arriva la nebbia, sembra che la natura si ripulisca lasciando indietro il passato, preparandosi a risorgere dopo il lungo riposo dell’inverno. Ormai venticinque anni fa, Francesco Guccini cantava: “ma a notte la nebbia ti dice di un fiato che il dio dell’inverno è arrivato”. La nebbia si insinua e con la sua ovattata inerzia ci avverte che è giunto il momento della riflessione: quel momento di pausa che tutti prima o poi devono prendersi e che non deve essere inteso necessariamente come una battuta d’arresto o un fattore negativo. Si tratta del momento in cui la Natura ci dice che dobbiamo contemplare il suo riposo ed utilizzare questi immensi spazi bianchi per rilassare il corpo e la mente dalle frenesie del mondo che ci costringono sempre a correre tutto l’anno. Allora ci ritiriamo volentieri in casa e trascorriamo più momenti liberi in famiglia circondati dagli affetti, magari davanti alla tavola imbandita di vivande, giocando con i figli. Questo riposo della mente, prima del corpo, è necessario e positivo ed è come la tavolozza con la quale riportiamo il colore nelle nostre esistenze. Fermiamoci dunque: attendiamo il ritorno della bella stagione e con esso il ravvivarsi dei colori, ma soprattutto cerchiamo di divenire noi stessi artisti scegliendo i colori per dipingere una tela che idealmente rappresenti il nostro futuro. Con l’augurio di trascorrere un sereno Natale ed un meraviglioso inverno, vi lascio dunque con le rime di un’antica e suggestiva filastrocca: Nebbia furfante che rubi i colori/Dove li hai messi, tirali fuori/Nebbia fumante che fiati sul vetro/Tanto lo so che c’è il mondo là dietro/Fata d’inverno col velo da sposa/Dentro di te la mia casa riposa/Vola un uccello e buca quel velo/Dietro lo so che c’è il cielo”.

Marco Vallari