In medio stat virtus. Questo in estrema sintesi è il mio parere. Negli ultimi anni ci sono state pressioni incredibili attorno alla Pro Loco da parte dell’opinione pubblica per rinnovarsi, per cambiare gli eventi, per creare qualcosa di veramente nuovo. Si è sempre cercato di coniugare queste richieste con la tradizione, per non snaturare quella che è sostanzialmente un’associazione per la promozione della cultura e delle tradizioni locali e ogni anno, sempre di più, sono state introdotte diverse novità, a volte apprezzate, a volte no. Quest’anno è stato un anno difficile sotto tanti aspetti e sembra, ripeto: sembra, che i gusti della gente si siano nuovamente sbilanciati verso la tradizione piuttosto che sull’innovazione, come bene esprime Giovanni Gardani nell’articolo oggi pubblicato su Oglio Po News. La sfida dei prossimi anni sarà riuscire nuovamente ad interpretare le passioni dei cittadini e riversarle nelle nostre Fiere e sagre così come è stato sempre egregiamente fatto, in particolare negli ultimi cinque o sei anni. Al netto di possibili polemiche, che non mi appassionano più ultimamente, la seconda sfida, ma forse la più importante, è quella di fare una seria riflessione con le associazioni locali, i commercianti, le istituzioni con le quali ci siamo rapportati nel corso del tempo per i più svariati motivi. Una riflessione che deve partire necessariamente dalle risorse economiche per poter affrontare la programmazione degli eventi. La Pro Loco si è aperta verso l’esterno mai come in questo mandato; grazie ai suoi canali costruiti con pazienza e cresciuti a dismisura nel tempo, è divenuta cassa di risonanza di tutti gli eventi locali, del territorio comunale e del circondario casalasco e si è prodigata per portare avanti le manifestazioni storiche, introducendone anche di nuove, sostenendosi economicamente sulla generosità degli sponsor, sulle entrate della sagra del cotechino e della torta fritta e sul contributo dell’Amministrazione Comunale che copre intorno al 10% delle entrate totali dell’anno. Mettere in piedi eventi gratuiti, come piace ai casalaschi, costa diverse decine di migliaia di euro e valutando l’entità delle entrate e la loro tipologia (chi contribuisce e chi no, chi più e chi meno) e vari altri fattori (partecipazione, manodopera, suddivisione dei compiti eccetera), sono convinto che se si vuole collaborare nel vero senso della parola, ci si debba al più presto sedere attorno ad un tavolo ed ognuno degli interlocutori, seriamente, debba riflettere su quale supporto possa garantire (e uso questa parola non a caso) agli sforzi dei nostri volontari in termini di operatività e di aiuto economico per sostenere le spese. E questo vale anche per i singoli cittadini: riuscire a vendere solo 60 biglietti della lotteria (da un euro l’uno) sull’argine la sera dei fuochi artificiali, con alcune migliaia di persone presenti è quanto di più svilente possa esserci per noi che lavoriamo e sudiamo tutto l’anno per trovare i fondi e dare alla città momenti di svago di alto livello. Sono d’accordo che la Pro Loco debba mantenere questa apertura e rivolgendosi a quanti più soggetti possibile con cui collaborare, tuttavia questo non significa che la Pro Loco debba farsi carico di ogni cosa, spese e organizzazione, magari prendendosi anche delle male parole se quanto fatto non risulta di gradimento. Se si vuole proseguire la collaborazione, ognuno deve fare la sua parte sotto ogni aspetto. Solo in questa maniera gli eventi potranno continuare, altrimenti occorrerà valutare diverse soluzioni per garantire alla nostra associazione la necessaria tranquillità gestionale.

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