ramiSi è conclusa ieri sera l’edizione 2015 de “I RAMI DEL GRANDE FIUME”. Come negli anni scorsi anche stavolta il maltempo ha condizionato l’evento. Dopo settimane di sole e caldo, una perturbazione violenta, in dieci minuti, ha rovinato la prima giornata e scoraggiato i visitatori nella seconda anche a causa delle temperature non proprio primaverili. La manifestazione è nata dodici anni fa dal grande interesse dei casalaschi per il naturale ed il florovivaismo. Per certi versi si tratta di un evento precursore rispetto a tutte le iniziative ecologiche e sulla sostenibilità che vengono programmate al giorno d’oggi. Sostenuta all’inizio dalla cittadinanza e dagli operatori del settore, è stata, per vari motivi, lentamente accantonata come un film già visto. Penso oggi che l’esperienza sia giunta al termine. Nonostante un afflusso continuo e costante di persone con numeri soddisfacenti, non si è mai registrato il pienone delle scorse volte. Il maltempo ha fatto il resto bollando, nel corso degli anni, come “climaticamente sfigato” il marchio della rassegna e scoraggiando anche gli espositori, calati progressivamente dagli oltre 70 del primo anno, ai 35 di ieri. Nonostante ciò, leggo qua e là, i casalaschi amano i fiori, il bio, il naturale e tutto ciò che fa parte di una sana cultura legata all’eco-sostenibilità, tanto da partecipare a rassegne, vicine e lontane come quelle di Colorno e Guastalla, ben più grandi e strutturate, giustamente osannandole. Ma non è possibile fare paragoni con eventi, i primi a credere nei quali sono i cittadini stessi delle località che li ospitano. Casalmaggiore ed il casalasco esprimono un bacino di potenziali visitatori notevole rispetto ai due esempi citati e per vocazione ci sono numerosi operatori del settore, tali per cui basterebbero solo loro a riempire tutto il Parco di via Corsica. Mi domando per quale motivo non ce la possiamo fare e la risposta è molto semplice: dovremmo concorrere tutti insieme a ripensare ai “Rami” potenziando in modo deciso la rassegna con una nuova formula. Cambiare il nome, fare un restyling del marchio e coinvolgere fin da subito la popolazione nella sua organizzazione a supporto della Pro Loco. Serve che a promuovere i prodotti ecosostenibili siano prima di tutto gli stessi casalaschi. Forti della loro esperienza nel settore, i florovivaisti locali ad esempio, possono essere i “maestri” che indichino la via da seguire, aiutandoci nella promozione dell’evento. Parimenti servono forze fresche per realizzarlo. Gruppi o Associazioni che propongano nuove idee ed attività a corollario della rassegna come ad esempio gastronomia, nuove attività per i bambini o programmazione accattivante a tema che attiri visitatori anche all’esterno, contribuendo però attivamente a concretizzarle. Vanno benissimo i pareri ed i consigli ma solo con quelli non andremo mai da nessuna parte se vogliamo fare qualcosa di veramente nuovo e farlo in grande. Da sola la Pro Loco oggi fa quello che può mettendoci passione ed energia ma unendo le forze e suddividendo i compiti potremmo tutti fare un lavoro sicuramente migliore. Se Casalmaggiore vuole competere con Guastalla e Colorno, tutti devono fare la loro parte. Perché è esattamente questo il motivo per cui “al di là dell’acqua” le cose funzionano. Chi è stato a “Georgica” ieri, sa perfettamente di cosa parlo. Noi crediamo sia possibile far sorgere dalle ceneri dei “Rami” un qualcosa di nuovo perché crediamo nelle potenzialità e nelle possibilità del nostro territorio ma il territorio deve crederci prima ancora di noi. Altrimenti non resterebbe che dichiarare conclusa l’esperienza e sarebbe un vero peccato perché l’interesse per il genere di evento proposto è molto forte. Serve una vera rivoluzione: spero che nei prossimi mesi venga avviata una riflessione approfondita affinché questa rassegna possa essere adeguatamente ripensata ed avere il successo che merita. Meteo permettendo ovviamente.

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