Un avvenimento “quasi” senza precedenti. Come commentare le dimissioni di un Pontefice? La prima cosa che mi viene in mente è la convinzione di Giovanni Paolo II che, secondo Stanislaw Dziwisz, disse “dalla croce non si scende” quando verso la fine della sua vita già si parlava dell’eventualità che un Papa lasciasse la guida della Chiesa. Come credente, provo un sentimento di grande confusione in questi giorni. Mi sento esattamente come se mio padre mi avesse detto che gli mancano le forze e che quindi mi abbandona. Leggo tantissimi messaggi di solidarietà e commenti sull’umiltà del gesto, sulla forza di questa decisione, dettata dalla volontà di imprimere una svolta e restituire forza alla Chiesa. Io noto invece che moltissimi cristiani, gente comune come me, si trovano immersi in un senso di totale inquietudine. Devo essere sincero nel dire (ma non l’ho mai nascosto) che questo Papa non l’ho mai apprezzato a fondo. Poco pastore e troppo teologo, imprigionato suo malgrado in diversi scandali, timoniere di una nave perennemente nella tempesta e, a mio parere, troppo blando nel tenere la barra a dritta. Fulgido esempio per chi mastica teologia, più difficilmente interpretabile per tutti gli altri. Sincero uomo di pace ma privo di quel carisma che aveva caratterizzato il suo predecessore. Per me è inevitabile il paragone. Dei primi pontefici della mia vita, Paolo VI e Giovanni Paolo I, non ricordo nulla perché ero neonato quando si sono avvicendati sul soglio di Pietro. Wojtyla invece ha retto la Chiesa per tre quarti della mia esistenza ed il suo ministero è stato fondamentale per la mia formazione e per quella di tanti miei coetanei. Era un uomo anche lui, con i suoi pregi ed i suoi difetti. Non era eterno e lo sapevo bene. Speravo forse che il successore potesse proseguire sulla stessa strada ma mi pare che invece si siano imboccati percorsi differenti pur nell’intento di seguire la stessa fede: una differenza di stile piuttosto evidente. Ma cosa implicherebbe in soldoni il precedente creato da Ratzinger? Riporto un passo eloquente di un articolo uscito oggi sul Corriere della Sera a firma di Massimo Franco: “Sono gli effetti di sistema che fanno più paura: e non solo ai tradizionalisti. Un Papa «dimissionabile» è più debole, esposto a pressioni che possono diventare schiaccianti. Il sospetto che la scelta di rottura compiuta da Ratzinger arrivi dopo un lungo rosario di pressioni larvate, continue, pesanti, delle quali i «corvi» vaticani, le convulsioni dello Ior, la «banca del Papa», e il processo al maggiordomo Paolo Gabriele sono stati soltanto una componente, non può essere rimosso.” In sostanza implica la trasformazione del Papa da guida spirituale, da Vicario di Cristo, da “padre” a semplice uomo politico, in balia degli eventi, probabilmente compromettendone l’operato. Rischiamo seriamente di non avere più un faro che ci guiderà in un porto sicuro ma una lampadina che può spegnersi in qualsiasi momento perché chiunque può politicamente “staccare la spina” per usare la metafora tanto in voga negli ultimi tempi. In definitiva, mi è estremamente difficile comprendere un gesto simile quando ad esempio, la stessa Chiesa, mi dice che davanti a Dio, non posso dimettermi da “marito” se mi mancano le forze. Quando un prete va in pensione poi, di solito, non smette di fare il prete ma resta “in campo” in una parrocchia per continuare il suo servizio fino alla fine. Senza contare che sarà estremamente difficile per il nuovo Papa “convivere” con il predecessore che, pur in clausura, diventerà una presenza estremamente ingombrante. Ricordiamoci che non stiamo parlando di un Presidente del Consiglio qualsiasi, ma della guida spirituale di un gregge formato da circa un miliardo di fedeli sparsi in tutto il mondo. Nonostante tutto, comunque, anche io voglio portare la mia solidarietà all’uomo Joseph Ratzinger perché capisco che, appunto essendo un uomo, anch’esso è vittima della debolezza della natura umana ma mi ci vorrà diverso tempo per interiorizzare il suo gesto. Proprio per la sua natura epocale che, nel bene o nel male, implicherà un cambiamento radicale nella Chiesa così come l’abbiamo conosciuta finora.

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