Le prime volte in cui mi sono avvicinato alla politica risalgono a quasi trent’anni fa, quando ho imparato a leggere. Divoravo qualsiasi cosa. Dai fumetti di Topolino e Tex ai libri di mitologia greca. Mio nonno Eugenio era abbonato a “Epoca”, una rivista molto ben realizzata alla quale collaboravano autori del calibro di Cesare Zavattini e fotografi come Walter Bonatti (tanto per citarne uno molto rappresentativo). Mio nonno era anche un assiduo lettore de “Il Giornale” di Indro Montanelli (mica quell’orripilante brutta copia che vendono oggigiorno). Leggevo perfino quello anche se ci capivo molto poco, ma mi sono subito “innamorato” dei quotidiani tanto che presi presto l’abitudine di sfogliarlo spesso. Non si parlava molto di politica in casa e non ho mai capito realmente cosa votassero in famiglia. Dai pochi discorsi, il voto sembrava essere molto eterogeneo. I miei nonni, compresi mia mamma e mio papà hanno comunque vissuto fascismo e guerra ed erano fermamente schierati contro il totalitarismo e contro quello che oggi chiamiamo populismo. Mio nonno era rimasto di destra, ma nell’accezione montanelliana del termine (mica quell’orripilante brutta copia che circola oggigiorno). Verso i tredici, quattordici anni lessi per caso la mia prima copia di “Cuore”. Non smisi mai di comprarlo fino alla fine delle pubblicazioni e mi prese il forte desiderio di approfondire seriamente gli argomenti che puntualmente venivano presi di mira da quel giornale satirico. Fu grande passione, tale per cui iniziai a leggere libri su libri ed inoltre, in quel periodo ed in quasi tutti gli ambienti, si parlava frequentemente di politica ma senza le cattiverie che girano oggi. C’era la Democrazia Cristiana, c’erano i comunisti (quelli veri) e c’era la destra missina. Si parlava di politica anche con i preti, e grazie a questi ultimi frequentando l’oratorio, ho imparato che il significato vero della parola, al di là dell’etimologia, era “servizio”, verso il prossimo, verso i concittadini, verso la propria città, la propria nazione. Con questo semplicissimo bagaglio, ho coltivato l’amore per la politica fino a farla diventare il mio pane quotidiano, studiandola all’Università, mettendo in pratica quanto appreso, mettendoci la faccia sempre e comunque, impegnandomi, insomma, in prima persona ed in prima linea. Mi sono formato autonomamente senza contare su indirizzi esterni o frequentando particolari ambienti di partito. Ho compiuto una scelta di mia spontanea volontà e l’ho fatto con estrema consapevolezza cercando in politica i valori in cui credevo ed in cui credo ancora oggi. Ho iniziato a diciotto anni. Ne sono passati quasi altri diciotto, sono cambiate tantissime cose. Personalmente ho cambiato alcuni ruoli, fino ad assumere un incarico molto impegnativo ma che con il partito non c’entra nulla anche se di “politico” ha molto, nel senso che quanto faccio, lo faccio perché ho a cuore Casalmaggiore, i suoi cittadini ed il suo sviluppo culturale e morale. Perché scrivo tutto ciò? Perché voglio che sia chiara una questione: non smetterò mai di interessarmi di politica locale e nazionale. Ce l’ho nel D.N.A. ed è quello che ho scelto per la mia vita, piaccia o meno. Lo faccio confrontandomi con la gente, commentando gli avvenimenti nazionali e locali, esercitando il mio diritto di opinione. Piaccia o meno, non sospenderò mai il giudizio, anche se sono presidente di un’associazione apartitica, in quanto sono anche io un cittadino e mi sento in dovere di dire il mio parere su quello che ritengo opportuno. Piaccia o meno. Non accetto di farmi zittire o strumentalizzare da chicchessia per sterili polemiche soprattutto perchè il pensiero che esprimo è mio e di nessun altro, persona fisica, partito o ente che sia. In più, lo esterno tramite i canali e le forme che decido io e mi aspetto che quando si parla (o sparla) di me lo si faccia di persona o che io venga almeno interpellato. Qualcuno lo capisce ed è corretto. Qualcuno non ha il coraggio di dire in faccia le cose ma usa tutt’altri mezzi. Qualcuno invece è scorretto e cavalca il mio pensiero per fini personali (non so se in malafede e non lo voglio sapere). C’è ben poco da cavalcare, cari amici, perché fortunatamente Casalmaggiore è una realtà dinamica e così bella che perdere tempo in idiozie da rotocalco sarebbe un peccato. Stiamo sereni.

Annunci