Ecco, mi chiedo, ma veramente nessuno sospettava che dietro agli articoli anonimi firmati Dreyfus ci fosse l’appena radiato Renato Farina? Comunque sia, questa storia di Sallusti ha sollvevato un polverone incredibile con difese a spada tratta del suddetto direttore, che condivido, ma solo in parte. Infatti, troppo spesso quotidiani come Libero (ma non solo quello) confondono la libertà d’opinione, tanto invocata in questi giorni, con la libertà di insulto. Perchè di quest’ultima ha abusato e continua ad abusare ogni giorno il quotidiano fondato da Vittorio Feltri e diretto ultimamente da un maestro nel genere: Maurizio Belpietro. Ebbene, parafrasando un amico “la libertà di stampa non è la libertà di scrivere cazzate”. Betulla/Dreyfus/Farina ha insultato un magistrato, invocando la pena di morte per una cosa che non ha fatto, se non applicare la legge. Il tutto per aizzare l’opinione pubblica a fini politici. Quando veniva detto prima era la solita stampa comunista. Adesso che lo ha ammesso proprio l’autore del pezzo, povero Sallusti. Libero ogni giorno insulta e prende per il culo letteralmente ogni avversario da Casini verso sinistra (ma non è un mistero) nessuno si salva. Ci sono abituati anche se cose gravi come quella di Dreyfus sono fortunatamente molto molto meno frequenti. Certo è che un direttore esperto come Sallusti dovrebbe stare attento a quello che pubblica, altrimenti a cosa serve un direttore “responsabile”? In ogni caso il carcere è una pena assurda, ma una bella reprimenda per non aver vigilato sui contenuti (e sugli autori) dei suoi articoli dovrebbe essere doverosa. Per concludere allego un pensiero del bravissimo Massimo Gramellini che come sempre fotografa perfettamente la situazione: ” Solo gli italiani possiedono il talento di trasformare le tragedie in farsa. Non avevamo ancora finito di ripiegare i fazzoletti per la condanna ingiusta di Sallusti – reo di avere pubblicato sul giornale da lui diretto un articolo che diffamava un magistrato – quando il giornalista e onorevole Renato Farina ha preso la parola alla Camera e ha ammesso di esserne lui l’autore, celato dietro lo pseudonimo immeritato di Dreyfus, vittima vera. Un salto di qualità rispetto al precedente nome in codice, Betulla, in auge quando Farina confezionava veline per i servizi segreti. In un crescendo triste, Betulla Dreyfus ha riconosciuto che il suo articolo non esprimeva un’opinione, ma propalava deliberatamente una menzogna: infatti il giudice, per il quale il corsivo incriminato auspicava la condanna a morte, non aveva ordinato l’aborto di una minorenne. Lo aveva soltanto autorizzato su richiesta degli interessati, come prevede la legge. Ecco, la farsa è servita. Un ex giornalista-deputato che dichiara di avere scritto volutamente non un’opinione, ma una balla per aizzare la rabbia dei lettori antiabortisti e l’odio verso le procure. E che prima di avvertire «l’obbligo di coscienza» (ohibò) e «la responsabilità morale e giuridica» (doppio ohibò) dei propri atti ha aspettato che il suo direttore fosse condannato in via definitiva. Mentana lo ha definito un infame. Io non saprei. Di fronte ai vili provo imbarazzo, vergogna, spavento. Più che di fronte ai cattivi. Da oggi Farina mi fa più paura di Sallusti. Non credo che riuscirò mai a perdonarmelo”.

Annunci