Celebriamo anche quest’anno la giornata della Liberazione dalla tirannia nazifascista. Questa è la giornata di tutto il popolo italiano. Non deve essere una festa riservata ai partigiani o ai comunisti come sempre siamo abituati a sentir dire dai soliti detrattori. È il ricordo che dobbiamo mantenere vivo per sempre, a memoria degli orrori della guerra. Internazionale o civile che sia. Per ragioni ovviamente anagrafiche, la maggior parte di noi non ha vissuto quei tragici momenti, ma dobbiamo, in ogni modo, trarne la lezione essenziale e cioè che la violenza è male assoluto e che l’obiettivo vero è la pace fra i popoli. Mi piacerebbe per una volta, che le polemiche si placassero. Vorrei che l’occasione fosse utile per dire finalmente un NO chiaro a tutte le guerre, a tutte le dittature di qualsiasi matrice politica esse siano. Le vittime non hanno colore politico, siano esse dei campi di concentramento, delle Fosse Ardeatine, delle Foibe, della Germania nazista, dell’Unione Sovietica stalinista e quant’altro. Proprio perché abbiamo vissuto sulla pelle dei nostri padri e dei nostri nonni, il dramma dell’occupazione e dello sterminio, dovremmo capire meglio questo concetto, eppure ancora oggi trascorriamo le ricorrenze ad inseguire la ripicca sul perché un avvenimento viene più ricordato e perché un altro invece meno. Che sia un buon venticinque aprile per tutti gli italiani e che le giovani generazioni lascino da parte, per una giornata, le facezie della vita moderna al fine di ricordare che quanto è possibile oggi lo dobbiamo al sacrificio degli italiani di ieri. Questo è il mio augurio. Viva l’Italia.

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