Sic transit gloria mundi (in lingua italiana: “Così passa la gloria del mondo”, in senso lato “Come sono effimere le cose del mondo”) è una celebre locuzione in lingua latina. Deriva da un passaggio dell’Imitatio Christi (Imitazione di Cristo, 1, 3, 6): “O quam cito transit gloria mundi”. Analogo il senso della locuzione “Mundus transit et concupiscentia eius” (“Il mondo passa e così la sua concupiscenza”) nella prima lettera di Giovanni (2,17). Assieme alla formula Habemus papam, è una tra le locuzioni più conosciute riguardo alla nomina di un nuovo pontefice. Queste parole, secondo l’antico rito, venivano infatti ripetute dal cerimoniere al nuovo Papa subito dopo la sua elezione al soglio di Pietro. Con esse si intendeva rammentare al vescovo di Roma, nonché capo della Chiesa cattolica, la transitorietà del potere temporale e quanto, in ogni caso, la vita sia caduca così come vano sia ogni sfarzo del mondo terreno. Durante la cerimonia di incoronazione infatti il cardinale protodiacono si avvicina al pontefice e pronunziando queste parole spegne una fiammella di una stoppa su un’asta: così come una fiamma si spegne in un batter d’occhio così anche la gloria del mondo svanisce in poco tempo. Il papa si inginocchia e riflette su ciò. La locuzione viene citata anche a proposito di insuccessi seguiti a grandi trionfi, a volte in tono scherzoso, oppure in occasione della morte di personaggi famosi. Anche in questo caso, il senso della voce è piuttosto esplicito e non cambia. La sentenza Sic transit gloria mundi è leggibile in molti cimiteri incisa su tombe di personaggi che in vita hanno goduto di popolarità.

Da “Wikipedia

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