Escono articoli che rispondono alle sollecitazioni di Don Bruno Bignami e delle ACLI sull’etica del nucleare. Più precisamente troviamo oggi in edicola le precisazioni espresse dalla Parrocchia di Santo Stefano sul titolo in locandina di un quotidiano locale secondo cui anche la Chiesa è per il NO al nucleare. Ma la questione è più complessa. Partendo dal fatto che quanto affermato nell’assemblea dell’altra sera è stato tutto chiaro, limpido, recoaro (pubblicità occulta), dalle parole di don Bignami è emerso (cito testualmente dal sito del quotidiano“come la Chiesa sull’argomento nucleare faccia due premesse fondamentali: innanzitutto la fase decisionale deve essere trasparente e il più possibile partecipativa; in secondo luogo il principio della precauzione dovrebbe indurre una forte riflessione sull’opportunità di sviluppare questa tecnologia”, posso essere d’accordo che il titolo sulla locandina del quotidiano appare fuorviante ma leggendo l’articolo si evince chiaramente di cosa si è parlato e chi si è assunto la responsabilità della frase che ho citato poco fa, ovvero ACLI e lo stesso relatore. Cliccando QUI potete leggervi un articolo di don Bignami che tocca esattamente gli stessi argomenti trattati durante l’incontro in Santa Chiara di fronte ad una platea gremita. La riflessione della Parrocchia del Duomo secondo me devia dal senso della serata, così come, a mio parere, era leggermente fuori tema anche l’intervento di Don Alberto Franzini, pure di alto spessore ed ovviamente in linea con il testo del comunicato uscito stamattina. Una cosa è certa. Nè Don Bignami nè l’ACLI si sono arrogati il diritto di parlare a nome di tutta la Chiesa. Però sarebbe utile che dal Vaticano uscisse una chiara posizione in materia. Possibilmente per una volta rimanendo IN TOPIC (come si suol dire nei forum in rete) e non andando a parare sempre e solo nel tema dell’aborto o dell’eutanasia. Se si tratta di valutare la scelta di usare o meno l’energia nucleare nel nostro territorio vanno valutati i pro ed i contro oggettivi. Nella riflessione è anche giusto che entri in campo la considerazione del rispetto della vita nel modo in cui questo rispetto si traduce nella vita quotidiana. Riparando solo su aborto ed eutanasia sembra quasi che non si voglia prendere una posizione chiara. Diciamo una volta per tutte cosa ne pensiamo. Credo che i parrocchiani (me compreso) vorrebbero sentirsi dire qualcosa in merito dai loro pastori. Se ogni volta la riflessione, condivisibile o meno, porta ad un punto morto, ovvero non si conclude con una presa di posizione definita, saremo sempre al punto di partenza. Riflettiamo, riflettiamo, riflettiamo ma non siamo in grado di capire dove vogliamo arrivare. Piuttosto mi si dica: SI, sono a favore del nucleare perchè… oppure NO, non sono a favore perchè… E nel motivare la decisione si includa il sacrosanto tema del diritto alla vita che è fondamentale come dice il Papa più volte (e sono d’accordo), ma non si riconduce solo ed esclusivamente all’aborto ed all’eutanasia perchè il concetto di ecologia umana mi pare vada anche oltre. E’ una critica sui metodi, non sui contenuti quella che muovo. Prendere una posizione netta rischia sì di far bollare i preti come di destra o di sinistra, ma restare fuori dal dibattito senza chiarire le idee genera incertezza (soprattutto se i soggetti in causa sono i sacerdoti, le guide spirituali del popolo di Dio). Preferisco percepire una posizione come quella netta espressa da Don Bignami e dalle ACLI (che condivido totalmente) e posso comprendere anche una posizione contraria (che non condividerò ma rispetterò) purchè sia incentrata sul tema oggetto del dibattito. Che si ricorra quindi pure a tutte le argomentazioni necessarie per far valere il proprio punto di vista ma si giunga ad una conclusione. Questo non lo vedo nel comunicato della mia Parrocchia e non l’ho sentito nell’intervento di Don Alberto l’altra sera. Sembra più un glissare con stile che un’opinione convinta in merito al problema dell’utilizzo dell’energia nucleare. Le tematiche della vita, in ogni caso, riguardano le politiche per la famiglia, per il lavoro, per l’infanzia. Ed investono temi etici come biotecnologie, aborto ed eutanasia nella riflessione. La battaglia per questi temi etici non deve prescindere dalla consapevolezza che la vita va preservata e difesa in ogni ambito. Se la Chiesa vuole essere guida del popolo cristiano ha il dovere morale di esprimersi anche sulla qualità della vita intanto che la si vive, perché come possiamo combattere l’aborto se le stesse condizioni della gente non sono dignitose e garantite a tutti? Se le politiche per la famiglia funzionassero, i giovani sarebbero ben più coraggiosi nello scegliere il matrimonio come base per costruire legami famigliari. Se ogni individuo avesse meno precarietà e più sicurezza nel lavoro, probabilmente sarebbe più facile mettere al mondo e crescere dei figli. Le donne magari sarebbero meno propense a valutare il ricorso all’aborto facendo cadere la solita scusa del “non posso permettermi di mantenere dei figli” e via discorrendo. Se il sistema di welfare fosse funzionale e davvero inclusivo di tutte le realtà sociali forse non ci sarebbe nemmeno bisogno di una regolamentazione delle pratiche abortive. Probabilmente una donna si sentirebbe maggiormente aiutata, tutelata, incentivata ad affrontare la maternità e tutto quello che ne consegue. La caduta dei valori morali degli italiani ed il comportamento della popolazione femminile, poi,  è anche frutto di una concezione totalmente fuorviante del ruolo delle donne nella società, concepite come corpi da sfruttare, come macchine del sesso per televisioni e letti eccellenti. Dove mettiamo questo tema che è fondamentale trattando dell’aborto? Su questo non ho ancora sentito nessun commento da parte della Chiesa, per lo meno nessun richiamo ufficiale (escluso qualche timido affondo). Ho sentito invece incredibili giustificazioni a discutibili comportamenti morali da vari alti prelati (uno su tutti? Monsignor Rino Fisichella sulla bestemmia del Presidente del Consiglio). A proposito mando un sincero ringraziamento a Don Angelo Piccinelli, il parroco di Soresina (Cr) uno fra i pochissime che ha coraggiosamente ed apertamente protestato con indignazione per il decadimento morale e religioso di una figura istituzionale come quella della Presidenza del Consiglio (Qui l’articolo). Usciamo dagli schemi e per una volta individuiamo le responsabilità. Vedo che sul Codice da Vinci e su Harry Potter è montato un caso religioso internazionale e quindi se c’è la volontà, è possibile che la Chiesa parli ed alzi la voce anche per altre questioni ben più importanti. C’è un sistema sociale da ricostruire per arrivare a contrastare il ricorso all’aborto che non può essere banalizzato ed utilizzato per evitare prese di posizione concrete. Bisogna contestualizzare e cercare le cause per risolvere i problemi. Questioni etiche così complesse non si possono sistemare solo parlandone continuamente in qualsiasi contesto. Serve una consapevolezza maggiore rispetto alla questione che, ripeto, investe una sfera più ampia di argomenti e quindi, includendo temi etici nella riflessione, occorre dare delle risposte a problematiche concrete e connesse. Se l’ecologia umana vale per l’ambiente, essa vale anche per il diritto del lavoro, la formazione della famiglia, la crescita dei figli ecc. Dire che prima di parlare di ecologia dell’ambiente et similia si debba parlare di ecologia umana è riduttivo perchè quest’ultima è talmente interconnessa con altri ambiti che non è possibile trattare l’argomento senza pensare a come garantire le condizioni affinchè gli uomini possano difenderlo questo benedetto diritto alla vita. L’ecologia umana, oltre che motore trainante può essere anche una causa/conseguenza di determinate prese di posizione e di scelte.
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